L’ADMI, Associazione Donne Magistrato Italiane, costituita nei
primi anni ’90 per affrontare la questione delle discriminazioni
di genere operanti nella magistratura, partecipa
all’inaugurazione dell’anno giudiziario in tutti i distretti di
Corte d’appello per riaffermare i valori di autonomia e
indipendenza garantiti dalla nostra carta costituzionale, alla
cui stesura le madri costituenti contribuirono in modo decisivo,
partecipando ai lavori dell’Assemblea, di cui quest’anno ricorre
l’ottantesimo anniversario. Valori che nel tempo hanno ispirato
e guidato l’agire dei magistrati nel rendere giustizia, avendo
come faro il principio di pari dignità sociale e di uguaglianza
di tutti i cittadini davanti alla legge, affermato dall’art. 3
della nostra Costituzione.
A questo
principio l’ADMI ha ispirato la propria azione, denunciando
e contrastando il gender gap che all’interno
dell’organizzazione giudiziaria penalizzava le donne magistrate,
ma facendosi anche interprete delle diffuse istanze di
liberazione delle donne da un sistema ispirato ad un’asimmetria
di potere operante nella cultura e nell’organizzazione della
società.
Una
questione ancora aperta ed anzi resa attuale da recenti episodi
che segnalano una preoccupante involuzione culturale della
società, acuiti dall’universalizzazione dei contatti social
e dei costumi.
La giurisdizione si trova ad
affrontare problematiche derivanti dalla crisi dei corpi
intermedi con un ruolo di supplenza che nel tempo ha dovuto
imparare a gestire, anche per fare fronte ad un crescente
contenzioso.
I settori
più colpiti dalla crisi sono quelli della tutela delle persone e
della famiglia, sia nell’ambito dell’istruzione e del lavoro,
come in quello dell’impresa, dai quali emerge una società non
più improntata ai principi solidaristici, ma sempre più guidata
da meri scopi economici.
Parimenti il rispetto della
dignità e dell’integrità fisica, morale e sessuale degli
individui, in ambito familiare come nei rapporti tra i
consociati, è messo in pericolo dalla cultura della violenza e
della sopraffazione che sta producendo perdita di senso
individuale e disgregazione sociale.
Sono
problematiche complesse che inducono alla riflessione su quanto
siano profonde ed irrisolte le questioni di genere. È
necessario un impegno comune, al quale le donne magistrato, di
tutte le giurisdizioni, intendono attivamente partecipare al
fine di contrastare l’impoverimento dei valori e delle
prospettive esistenziali. Obiettivi che vanno perseguiti e che
possono essere raggiunti riaffermando con forza l’importanza
dell’unità della giurisdizione sola garanzia dell’autonomia e
dell’indipendenza della magistratura, presidio del principio di
uguaglianza sostanziale di tutti i consociati. Questo è
sempre stato e continuerà ad essere l’impegno dell’ADMI. |