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A.D.M.I.

Associazione Donne Magistrato Italiane

(Corte di cassazione, Aula Magna - su autorizzazione della

 

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Intervento dell'ADMI all'Inaugurazione dell'Anno giudiziario
31 gennaio 2026
L’ADMI, Associazione Donne Magistrato Italiane, costituita nei
primi anni ’90 per affrontare la questione delle discriminazioni di genere operanti nella magistratura, partecipa all’inaugurazione dell’anno giudiziario in tutti i distretti di Corte d’appello per riaffermare i valori di autonomia e indipendenza garantiti dalla
nostra carta costituzionale, alla cui stesura le madri costituenti contribuirono in modo decisivo, partecipando ai lavori dell’Assemblea, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo
anniversario. Valori che nel tempo hanno ispirato e guidato l’agire dei magistrati nel rendere giustizia, avendo come faro il principio
di pari dignità sociale e di uguaglianza di tutti i cittadini davanti
alla legge, affermato dall’art. 3 della nostra Costituzione.

A questo principio l’ADMI ha ispirato la propria azione, denunciando   e contrastando il gender gap che all’interno dell’organizzazione giudiziaria penalizzava le donne magistrate, ma facendosi anche interprete delle diffuse istanze di liberazione delle donne da un sistema ispirato ad un’asimmetria di potere operante nella cultura e nell’organizzazione della società.

Una questione ancora aperta ed anzi resa attuale da recenti episodi che segnalano una preoccupante involuzione culturale della società, acuiti dall’universalizzazione dei contatti social e dei costumi.

La giurisdizione si trova ad affrontare problematiche derivanti dalla crisi dei corpi intermedi con un ruolo di supplenza che nel tempo ha dovuto imparare a gestire, anche per fare fronte ad un crescente contenzioso.

I settori più colpiti dalla crisi sono quelli della tutela delle persone e della famiglia, sia nell’ambito dell’istruzione e del lavoro, come in quello dell’impresa, dai quali emerge una società non più improntata ai principi solidaristici, ma sempre più guidata da meri scopi economici.

Parimenti il rispetto della dignità e dell’integrità fisica, morale e sessuale degli individui, in ambito familiare come nei rapporti tra i consociati, è messo in pericolo dalla cultura della violenza e della sopraffazione che sta producendo perdita di senso individuale e disgregazione sociale.

Sono problematiche complesse che inducono alla riflessione su quanto siano profonde ed irrisolte le questioni di genere.
È necessario un impegno comune, al quale le donne magistrato, di tutte le giurisdizioni, intendono attivamente partecipare al fine di contrastare l’impoverimento dei valori e delle prospettive esistenziali. Obiettivi che vanno perseguiti e che possono essere raggiunti riaffermando con forza l’importanza dell’unità della giurisdizione sola garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, presidio del principio di uguaglianza sostanziale di tutti i consociati.
Questo è sempre stato e continuerà ad essere l’impegno dell’ADMI.
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(Corte di cassazione, Aula Magna - su autorizzazione della Presidenza)
La giustizia tra la legge e la forza di Cesare Maccari