A.D.M.I.
Associazione Donne Magistrato
Italiane
| Al segretario di Magistratura Democratica | ||
| dott. Claudio Castelli – ROMA |
Nel corso del
seminario organizzato da MD sul tema “ Magistratura e differenza di
genere ”, svoltosi a Milano nello scorso aprile, la collega Nicoletta
Gandus ha rivolto critiche
all’A.D.M.I., in ordine alle quali va
in primo luogo stigmatizzata una grave scorrettezza nel
metodo.
La relatrice
ha esposto, infatti, le sue tesi ben consapevole della mancanza di contraddittorio, non essendo
stata la nostra Associazione invitata al seminario. Soltanto la presenza
occasionale della nostra presidente
Evelina Canale , al momento della relazione, ha consentito una replica
almeno parziale.
Ma anche nel merito
le censure si prestano a seri rilievi.
Del tutto
astratte le critiche di illiberalismo
allo statuto dell’ A.D.M.I. , che
invece da sempre sostiene e pratica la più ampia partecipazione di
tutte le iscritte alla vita e al funzionamento degli organi associativi .
Sterile la
polemica sulla previsione statutaria
che consente l’accettazione di
finanziamenti : a prescindere dal rilievo che una previsione
sostanzialmente analoga è contenuta
nello statuto dell’A.N.M., è opportuno precisare che la nostra Associazione
ha sempre finanziato la propria
attività e la pubblicazione del
semestrale “giudicedonna” mediante le
quote delle socie; alcuni congressi
di carattere internazionale sono
stati organizzati in collaborazione con
la IAWJ ( International Association Women Judges, costituita da donne magistrato di 75 Paesi, di cui l’A.D.M.I. è
socia fondatrice) e con organismi dell’U.E., usufruendo in tali casi di finanziamenti da parte di enti istituzionali, nell’ovvio
rispetto delle ben note regole di rendicontazione proprie
di detti enti ( CNR , Unione
europea).
Stupisce la assoluta mancanza di conoscenza
della storia e dell’ attività dell’ associazione, sostanziandosi le critiche
- oltre che in una rispettabile presa di posizione sulla questione delle
quote che da tempo l’A.D.M.I. ha posto all’attenzione anche degli organi dell’A.N.M. e che oggi
peraltro è attualissima anche a livello
politico - in una accusa di taglio
veterofemminista di trasversalità: come
se i problemi delle donne magistrato, dovuti anche ai ritardi delle istituzioni nell’ adottare strategie idonee ad
evitare che il ruolo familiare possa
condizionare l’acquisizione e la conservazione di una elevata professionalità,
non fossero comuni a tutte le donne e non riguardassero tutte le
correnti.
Eppure
proprio questa trasversalità – che nel tempo si è andata arricchendo mediante
l’ingresso nell’A.D.M.I. di donne
giudici del Consiglio di Stato , dei TAR e della Corte dei Conti - ha
creato le premesse perché due
importanti proposte di riforma elaborate dall’ Associazione
con specifici articolati
diventassero leggi dello Stato (
quella sulla introduzione degli organici distrettuali e quella sugli ordini di protezione contro la violenza domestica
) ;
lo stesso impegno trasversale ha
reso possibile che il CSM, messo in mora da una nostra sollecitazione,
costituisse nel 1992, in attuazione della legge n. 125 del 1991, il Comitato
per le pari opportunità. Ancora in forza della propria trasversalità l’ ADMI è stata spesso l’ unica voce all’ interno
dell’ ordine giudiziario a sollecitare
analisi e soluzioni ai problemi connessi ad una femminilizzazione così forte e
così rapida della magistratura, senza peraltro cercare l’ isolamento, ma anzi sollecitando e coltivando la collaborazione con l’ANM.
Spiace dover rilevare che proprio una donna, per di
più esponente di una corrente che per storia e cultura si è sempre segnalata per la sua capacità di analisi dei processi
di trasformazione sociale , abbia svolto
critiche così approssimative e disinformate. Forse è ancora vero che l’
impegno delle donne, nella società come
all’ interno della magistratura, trova ostacolo nella diffidenza delle altre
donne.
Confidiamo che la
presente nota sia pubblicata sul sito WEB di MD e
confermiamo la disponibilità
della nostra Associazione ad una fattiva collaborazione sui temi della differenza di genere
nella magistratura, oggi finalmente al centro dell’attenzione di MD ,
che ha ritenuto da ultimo di pubblicare un apposito opuscolo, “L’altra metà della
magistratura”, che in gran parte riproduce analisi e riflessioni da tempo svolte dall’A.D.M.I., non senza
incontrare rifiuti , indifferenza e
diffusi pregiudizi che non hanno
risparmiato neppure esponenti di MD.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO